| KATA KABANOVA
Musica
di Leos Janacek
Libretto
di Vincenzo Cervinka da Aleksandr Nikolaievic Ostrovskij
Personaggi
principali
| Katerina
(Kata) Kabanova, moglie di Tichon
|
soprano |
| Tichon
Ivanovic Kabanov, figlio della Kabanika
|
tenore |
| Marfa
Ignatievna Kabanova (Kabanika), vedova di un commerciante |
contralto |
| Saviol
Prokofievic Dikoij, ricco commerciante
|
basso |
| Boris
Grigorievic, suo nipote |
tenore |
| Vania
Kudrias, insegnante e chimico, impiegato di Dikoij |
tenore |
| Varvara,
figlia adottiva dei Kabanov |
mezzosoprano |
|
Glasa,
cameriera dai Kabanov |
mezzosoprano |
Prima rappresentazione:
Brno, 1921
L'azione ha luogo nella cittadina di Kalinov, sulle rive del Volga, intorno
al 1870.
Atto
primo In
un giardino pubblico sulle rive del Volga, Kudrias osserva affascinato
la bellezza del fiume, commentandola con la cameriera Glasa, ma se ne
vanno quando vedono arrivare il ricco e odioso Dikoij che sopraggiunge
con il nipote Boris, strapazzandolo e rimproverandolo con dispotismo.
Quando Dikoij se ne va, in un dialogo fra Boris e Kudrias viene spiegato
che il giovane è costretto ad obbedire allo zio sopportandolo fino
alla maggiore età, quando lui e la sorella potranno finalmente
prendere possesso della propria cospicua eredità, sottoposta a
questo vincolo. Rimpiange comunque di essere costretto a gettar via la
propria giovinezza. I due amici parlano poi anche dei Kabanov: della Kabanika,
donna autoritaria fino al dispotismo, e di sua nuora Kata, di cui Boris
è segretamente innamorato. Si nascondono adesso perchè sentono
arrivare proprio i Kabanov: la Kabanika ordina al figlio Tichon di fare
un lungo viaggio per seguire gli affari come il padre, e successivamente
gli rimprovera di non amarla più da quando si è sposato.
Sia lui sia la nuora Kata cercano di convincerla del proprio affetto,
ma lei se ne va indignata. Tichon, privo di carattere, attribuisce la
colpa alla moglie ma la sorella adottiva Varvara lo rimprovera per la
sua debolezza.
Ci spostiamo ora all'interno di casa Kabanov; in un dialogo con Varvara,
Kata rievoca la sua giovinezza libera e spensierata, i suoi rapimenti
religiosi, i suoi sogni, ma la rievocazione si trasforma in una specie
di delirio in cui lei vacilla sull'orlo di un abisso senza ritorno, perchè
sente il peccato avvicinarsi e nella notte è preda di tentazioni
inconfessabili. L'idea di essere innamorata di un altro uomo le fa orrore,
ma Varvara a sentire questo invece la incoraggia, per nulla scandalizzata.
Katia prega il marito di non partire, o almeno di portarla con sé,
ma nessuna delle due cose è possibile. Così per paura soprattutto
di se stessa, chiede a Tichon di costringerla a vivere da reclusa durante
la sua assenza. Quando è il momento di partire, la Kabanika ordina
al figlio di prescrivere alla moglie le regole del comportamento secondo
l'usanza, ma in realtà è lei stessa a dettare regole severissime
che il figlio non fa che ripetere passivamente. Poi finalmente Tichon
parte, non prima però di essere stato costretto a riverire la madre
inginocchiandosi davanti a lei.
Atto
secondo
La Kabanika rimprovera alla nuora di non amare il marito, perchè
non piange per la sua assenza ma soprattutto non ci prova, come sarebbe
conveniente fare. Poi se ne va lasciando lei e Varvara; questa, che ha
sottratto la chiave del cancello, la offre a Kata perchè possa
incontrarsi con il suo amante. Lei rifiuta, ma quando ritorna la suocera,
la nasconde precipitosamente. Malgrado i conflitti che la dilaniano, si
rende conto che desidera incontrare Boris. Intanto la Kabanika incontra
Dikoij, che le chiede di fargli la morale, perchè è l'unica
capace di leggere dentro la sua anima e le confessa le proprie debolezze.
Lei lo accoglie ma soprattutto lo invita al rispetto della forma.
Ora la scena cambia; siamo fuori della recinzione del giardino dei Kabanov,
e Kudrias canta, nell'attesa della sua bella. Arriva anche Boris, che
è lì per un appuntamento con una donna sposata, per l'appunto
Kata. Kudrias viene raggiunto da Varvara, e i due se ne vanno verso il
fiume. Boris, rimasto solo, viene invece raggiunto da Kata che, pur dichiarando
di avere in orrore il peccato, ascolta le parole ardenti di lui. Infine,
soggiogata dalla passione, lo abbraccia, pur desiderando la morte. I due
vengono raggiunti da Varvara e Kudrias, che si mettono di guardia per
consentire loro di passeggiare con tranquillità, e intanto continuano
ad amoreggiare allegramente.
Atto
terzo Dieci
giorni dopo sta infuriando un temporale, e Kudrias si è rifugiato
dalla pioggia sotto un padiglione estivo costruito sulle rive del Volga.
Cerca riparo anche Dikoij, che con i suoi modi inurbani polemizza con
Kudrias sulla natura dei fulmini, affemando che sono un castigo di Dio,
contro il chimico che sostiene si tratti di fenomeni elettrici. La pioggia
smette e Dikoij se ne va, ma Kudrias viene raggiunto da Varvara che avverte
lui e Boris del ritorno di Tichon e del comportamento assurdo di Kata.
Arrivano infatti i Kabanov e Kata è visibilmente turbata, al punto
che tutti si accorgono del suo stato di alterazione. Infine, completamente
sconvolta, dichiara al marito e alla suocera la propria colpevolezza e
il proprio adulterio con Boris. Tichon rimane basito, la madre di lui
trionfa di gioia maligna e Kata fugge lontano, sotto il temporale che
ha ripreso forza.
Ora la pioggia è cessata ed è scesa la sera. Tichon cerca
la moglie lungo la riva del Volga; malgrado la colpa di lei, la ama ancora.
Varvara e Kudrias fuggono insieme: andranno a Mosca per viviere una vita
nuova e gioiosa. Tutti continuano a cercare Kata mentre lei si aggira
come una sonnambula in un profondo stato di depressione. Incontra Boris
e lo abbraccia, ma le sue idee sono sempre più confuse; dice addio
all'amato, raccomandandogli di fare tante elemosine, e, quando lui se
ne è andato, si getta nel fiume. Sentendo il tonfo arrivano tutti,
e viene così recuperato il corpo ormai senza vita. Tichon accusa
gli altri di essere stati loro ad ucciderla, suscitando rabbia nella madre
il cui unico pensiero, davanti al corpo inanimato della nuora, è
quello di salvare le apparenze, ringraziando i vicini.
A
cura di Cristina Guglielmini |