| MEDEE
Musica
di Luigi Cherubini
Libretto di François-Benoit Hoffmann, da Euripide
Personaggi
principali
| Créon,
re di Corinto |
basso |
| Dircé,
sua figlia |
soprano |
| Jason,
condottiero degli Argonauti |
tenore |
| Médée,
sua sposa |
soprano |
| Néris,
ancella di Médée |
soprano |
| Un
capo delle guardie |
basso |
Prima
rappresentazione: Parigi, 1797
Atto
primo
Jason
intende ripudiare la moglie Médée per sposare Dircé,
figlia del re di Corinto. Dircé teme la vendetta della maga, e
le ancelle la confortano ma lei prega il dio dell’amore perché
l’aiuti, dandole la forza di affrontare la rivale. Arrivano ora Créon,
Jason e gli Argonauti: Jason è preoccupato per il destino dei figli
avuti da Médée, ma il re gli conferma l’intenzione di voler
proteggere i fanciulli, riportando la calma nel cuore dell’uomo. Ora gli
Argonauti portano in trionfo il vello d’oro e alla processione assistono
Créon, Jason e Dircé, ma il nome di Colchide suscita nella
ragazza pensieri funesti che il futuro sposo cerca di dissipare, mentre
il padre invoca la protezione degli dei sulla coppia. Arriva però
adesso il capo delle guardie: per il palazzo si aggira una donna misteriosa,
che poi entra in scena. Si tratta di Médée che nel nome
dei figli rinfaccia allo sposo il proprio tradimento, e maledice le nuove
nozze. Créon la fronteggia, e dopo averla minacciata esce di scena
lasciando soli Médée e Jason. Lei allora fa appello ai sentimenti
che ci sono stati fra loro e al suo affetto paterno, ma lui si dimostra
insensibile scatenando l’ira di lei che lo maledice e gli giura vendetta;
il vello d’oro, che tanta infelicità ha portato, viene maledetto
da entrambi.
Atto
secondo
Médée
è ancora a Corinto, nel palazzo di Créon; il suo animo è
agitato dal furore e a nulla valgono i tentativi dell’ancella Néris
che cerca di farla fuggire dalla città, dove è anche odiata
dal popolo. Ora giunge il re Créon che le impone di andarsene dalla
città, ma lei lo prega e ottiene di potersi fermare ancora per
un giorno, mentre Néris la consola e le promette fedeltà.
Nella mente di Médée inizia a profilarsi l’idea di una atroce
vendetta sui figli, che sono anche figli di Jason. Così, quando
questi si reca da lei, finge di avere accettato la situazione, simula
dolore alla prospettiva di separarsi dai bambini, e rievoca la passata
felicità. Dopo l’uscita di Jason, Médée manda l’ancella
con un dono di nozze per Dircé: il manto e la corona che aveva
ricevuto da Apollo. Mentre tutta la corte, guidata dal re, celebra un
rito solenne nel tempio di Giunone, la maga pronuncia le sue minacce terribili,
prima di allontanarsi.
Atto
terzo
Médée è ancora a Corinto, su un monte vicino alla
reggia, dove prega gli dei per avere la forza di portare a termine i suoi
terribili propositi di vendetta. Quando però Néris le porta
i figli, la compassione le impedisce di ucciderli; del resto la sua vendetta
è già iniziata, perché, come rivela all’ancella,
i doni di nozze mandati a Dircé erano avvelenati. Ma, vedendo Dircé
portare i suoi bimbi nel tempio, il furore di Médée si riaccende,
e ora invoca le furie. La situazione precipita: Dircé e il padre
sono morti, avvelenati dagli indumenti regalati da Médée,
e Jason arriva per ucciderla. La donna però gli sfugge e corre
nel tempio, dove pugnala i bambini. Néris raggiunge sconvolta Jason
e gli comunica la tremenda notizia, mentre Médée, attorniata
dalle Eumenidi e con ancora in mano il pugnale insanguinato, esce dal
tempio ed affronta il marito. Le fiamme si alzano dapprima attorno a lei,
e poi inghiottono il tempio e tutta la scena, ponendo così fine
alle sue maledizioni.
A
cura di Cristina Guglielmini |