| MITRIDATE, RE DI PONTO
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Vittorio Amedeo Cigna-Santi, da Racine
Personaggi
principali
| Mitridate, re di Ponto innamorato di Aspasia |
tenore |
| Aspasia, sua promessa sposa |
soprano |
| Sifare, figlio di Mitridate e innamorato di Aspasia |
soprano |
| Farnace, figlio di Mitridate e innamorato di Aspasia |
contralto |
| Ismene, figlia del re dei Parti e innamorata di Farnace |
soprano |
| Marzio, tribuno romano e amico di Farnace |
tenore |
| Arbate, governatore di Ninfea |
soprano |
Prima rappresentazione:
Milano, 1770
La
vicenda si svolge nella città di Ninfea
Atto primo
In una piazza della città Arbate accoglie con deferenza Sifare, che
gli rimprovera che Ninfea abbia dato ricetto al fratello Farnace, amico
degli odiati Romani e suo rivale nell’amore per la bella Aspasia. Questo
amore è comunque senza speranza dato che lei è promessa sposa a Mitridate,
padre di entrambi. Sifare viene poi raggiunto da Aspasia che gli chiede
aiuto contro le incalzanti proposte di Farnace. Lui le dichiara il proprio
amore rassicurandola: la difenderà e non cercherà mai di imporle la
propria volontà. Aspasia si mostra benevola con lui e per questo l’animo
di Sifare è sempre più attratto verso la donna.
Nel tempio di Venere Farnace propone ad Aspasia di fuggire insieme,
ma lei, il cui padre è stato ucciso dai Romani, non accetterà mai l’amore
di un loro amico. Allora Farnace cerca di prenderla con la forza ma
entra Sifare con i propri soldati e la difende. Tra i due fratelli sorge
immediatamente una contesa, fermata dall’arrivo di Arbate: è arrivata
la flotta di Mitridate, e il re non potrà tollerare la contesa fra i
due principi. Mentre Aspasia si ritira affranta, Farnace cerca di convincere
il fratello alla ribellione. Sifare rifiuta, ma la sua lealtà lo porta
a promettere al fratello di non tradirlo. Dopo che Sifare è uscito,
il romano Marzio promette a Farnace il proprio appoggio, se questi sarà
disposto ad accettare la supremazia dell’Urbe.
Mitridate, sconfitto da Pompeo, sbarca a Ninfea con Ismene, figlia del
re dei Parti e promessa sposa di Farnace. I due figli porgono omaggio
al padre, ma Ismene non viene accolta con l’affetto che si attendeva
dal futuro sposo. Il matrimonio tra lei Farnace dovrebbe suggellare
l’alleanza con Mitridate che dà ordini per affrettare la cerimonia.
Rimasto con Arbate, il re gli confessa di avere sparso lui stesso la
falsa notizia della propria morte, per vedere al ritorno la reazione
dei figli, dei quali diffida. Viene così a sapere che Farnace ha non
solo insidiato la regina, ma le ha anche offerto il trono di Ponto,
mentre Sifare non ha mostrato segni d’amore e si è mostrato leale. Così
il re incarica Arbate di controllare Farnace, e si consola per l’affetto
del figlio più amato, mentre è pronto anche ad uccidere l’altro, amico
dei Romani che congiura ai suoi danni.In una piazza della città Arbate
accoglie con deferenza Sifare, che gli rimprovera che Ninfea abbia dato
ricetto al fratello Farnace, amico degli odiati Romani e suo rivale
nell’amore per la bella Aspasia. Questo amore è comunque senza speranza
dato che lei è promessa sposa a Mitridate, padre di entrambi. Sifare
viene poi raggiunto da Aspasia che gli chiede aiuto contro le incalzanti
proposte di Farnace. Lui le dichiara il proprio amore rassicurandola:
la difenderà e non cercherà mai di imporle la propria volontà. Aspasia
si mostra benevola con lui e per questo l’animo di Sifare è sempre più
attratto verso la donna.
Nel tempio di Venere Farnace propone ad Aspasia di fuggire insieme,
ma lei, il cui padre è stato ucciso dai Romani, non accetterà mai l’amore
di un loro amico. Allora Farnace cerca di prenderla con la forza ma
entra Sifare con i propri soldati e la difende. Tra i due fratelli sorge
immediatamente una contesa, fermata dall’arrivo di Arbate: è arrivata
la flotta di Mitridate, e il re non potrà tollerare la contesa fra i
due principi. Mentre Aspasia si ritira affranta, Farnace cerca di convincere
il fratello alla ribellione. Sifare rifiuta, ma la sua lealtà lo porta
a promettere al fratello di non tradirlo. Dopo che Sifare è uscito,
il romano Marzio promette a Farnace il proprio appoggio, se questi sarà
disposto ad accettare la supremazia dell’Urbe.
Mitridate, sconfitto da Pompeo, sbarca a Ninfea con Ismene, figlia del
re dei Parti e promessa sposa di Farnace. I due figli porgono omaggio
al padre, ma Ismene non viene accolta con l’affetto che si attendeva
dal futuro sposo. Il matrimonio tra lei Farnace dovrebbe suggellare
l’alleanza con Mitridate che dà ordini per affrettare la cerimonia.
Rimasto con Arbate, il re gli confessa di avere sparso lui stesso la
falsa notizia della propria morte, per vedere al ritorno la reazione
dei figli, dei quali diffida. Viene così a sapere che Farnace ha non
solo insidiato la regina, ma le ha anche offerto il trono di Ponto,
mentre Sifare non ha mostrato segni d’amore e si è mostrato leale. Così
il re incarica Arbate di controllare Farnace, e si consola per l’affetto
del figlio più amato, mentre è pronto anche ad uccidere l’altro, amico
dei Romani che congiura ai suoi danni.
Atto secondo
Negli appartamenti reali, Ismene rimprovera al promesso sposo
la sua incostanza; lui le dichiara di non amarla più e lei, offesa come
donna e come principessa, chiede vendetta a Mitridate che promette una
vendetta ben più grave di quanto lei desiderasse: la morte di Farnace
e le nozze con Sifare. Volendo affrettare anche il proprio matrimonio,
il re convoca Aspasia ma lei pur dichiarandogli obbedienza, non gli
mostra alcun affetto e lui capisce che il cuore della donna è di un
altro: fraintendendo, crede che la donna ami Farnace e così incarica
Sifare di liberarlo dall’empio figlio. Uscito il re, questo equivoco
è presto chiarito fra Aspasia e Sifare, ma lei, spinta dalla lealtà
verso la parola data al re, si fa promettere che lui non la rivedrà
mai più.
Mitridate ha convocato tutti e per smascherare il tradimento annuncia
di voler portare guerra contro Roma: sarà Farnace a comandare le truppe.
Mentre questi cerca di dissuadere il padre, confermando peraltro i sospetti
su di lui, l’ingresso del romano Marzio fa precipitare gli eventi e
il re ordina che Farnace sia rinchiuso nella torre. Lui, vedendosi perduto,
prima di venir condotto via dalle guardie, denuncia il fratello: anche
Sifare ama Aspasia, e per giunta ne è riamato. Per scoprire la verità,
Mitridate inscena una trappola: fa nascondere Sifare con l’obbligo del
silenzio, fa chiamare Aspasia e le annuncia che, essendosi reso conto
di essere troppo vecchio, le farà sposare il figlio. Lei cade nel tranello
e confessa che l’affetto per Sifare è ricambiato e questo scatena le
ire del re che promette la morte ad entrambi. I due restano soli: Aspasia
non vuole comunque più sposare un feroce sanguinario, e i due sono pronti
a morire entrambi.Negli appartamenti reali, Ismene rimprovera al promesso
sposo la sua incostanza; lui le dichiara di non amarla più e lei, offesa
come donna e come principessa, chiede vendetta a Mitridate che promette
una vendetta ben più grave di quanto lei desiderasse: la morte di Farnace
e le nozze con Sifare. Volendo affrettare anche il proprio matrimonio,
il re convoca Aspasia ma lei pur dichiarandogli obbedienza, non gli
mostra alcun affetto e lui capisce che il cuore della donna è di un
altro: fraintendendo, crede che la donna ami Farnace e così incarica
Sifare di liberarlo dall’empio figlio. Uscito il re, questo equivoco
è presto chiarito fra Aspasia e Sifare, ma lei, spinta dalla lealtà
verso la parola data al re, si fa promettere che lui non la rivedrà
mai più.
Mitridate ha convocato tutti e per smascherare il tradimento annuncia
di voler portare guerra contro Roma: sarà Farnace a comandare le truppe.
Mentre questi cerca di dissuadere il padre, confermando peraltro i sospetti
su di lui, l’ingresso del romano Marzio fa precipitare gli eventi e
il re ordina che Farnace sia rinchiuso nella torre. Lui, vedendosi perduto,
prima di venir condotto via dalle guardie, denuncia il fratello: anche
Sifare ama Aspasia, e per giunta ne è riamato. Per scoprire la verità,
Mitridate inscena una trappola: fa nascondere Sifare con l’obbligo del
silenzio, fa chiamare Aspasia e le annuncia che, essendosi reso conto
di essere troppo vecchio, le farà sposare il figlio. Lei cade nel tranello
e confessa che l’affetto per Sifare è ricambiato e questo scatena le
ire del re che promette la morte ad entrambi. I due restano soli: Aspasia
non vuole comunque più sposare un feroce sanguinario, e i due sono pronti
a morire entrambi.
Atto terzo
Tutto è pronto per l’esecuzione, ma Aspasia si comporta con regale
disprezzo; Ismene chiede clemenza per lei, e la ottiene. Il destino
di Sifare è ora nelle mani di Aspasia che gli potrà salvare la vita
dimostrando amore verso Mitridate. Lei però non accetta, preferisce
la morte e chiede grazia solo per Sifare. Il dialogo viene interrotto
dall’arrivo dei Romani che sono sbarcati e stanno assalendo le mura
della città. Mentre Mitridate corre ad organizzare la difesa, Aspasia,
rimasta sola, riceve una coppa con il veleno ma quando sta per portarla
alle labbra Sifare, liberato da Ismene, irrompe a salvarla per poi correre
a combattere. Farnace giace incatenato, ma i Romani guidati da Marzio
aprono una breccia nel muro della torre, liberandolo e promettendogli
il proprio appoggio per diventare re. Farnace comincia a rendersi conto
dell’empietà di questo progetto e nel nome della lealtà rifiuta trono,
Aspasia e Romani.
Sul mare si scorgono le navi romane in fiamme e il valore di Sifare
ha sconfitto i nemici, ma Mitridate, prima del volgere delle sorti della
battaglia, aveva alzato la mano su se stesso per non ricevere il colpo
delle spade straniere. Così il vecchio re ormai agonizzante concede
al figlio la corona e la mano di Aspasia, che assolve da ogni dovere
nei propri confronti. Anche Farnace ha dimostrato la propria lealtà
incendiando le navi romane, e il re muore felice mentre tutti giurano
di combattere sempre contro l’invasore.
a cura di Cristina Guglielmini
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