PHAEDRA

Cantata drammatica per mezzosoprano e piccola orchestra
(archi, percussioni, violoncello e clavicembalo)
Musica di Benjamin Britten
Testo di Robert Lowell, dalla traduzione in versi della Fedra di Racine.

Prima rappresentazione: Aldeburgh, 1976

Il mito di Fedra raccontato da Euripide
Fedra, moglie di Teseo, è innamorata di Ippolito, figlio da lui avuto in precedenza con la regina delle Amazzoni Ippolita. Vergognandosi profondamente di questa passione, la donna decide di lasciarsi morire di fame finchè la nutrice Enone non rivela al giovane i sentimenti della matrigna. Ippolito, che per la sua devozione verso la casta Artemide disprezza Afrodite ed il suo culto, prorompe in un’invettiva contro le donne. A questo punto Fedra per la vergogna si impicca, ma prima di morire lascia uno scritto al marito in cui denuncia di aver subito violenza dal figliastro.Teseo maledice il figlio, che viene ucciso da un mostro evocato da Poseidone. Artemide compare in qualità di dea ex machina a discolpare il giovane ed a spiegare che tutto è nato dal risentimento di Afrodite, da lui disprezzata.

Il mito di Fedra raccontato da Racine
Ippolito ama Aricia, sorella dei Pallantidi nemici del padre, e respinge questo sentimento. La notizia che Teseo è morto (che si rivelerà infondata) dà alla matrigna Fedra la forza di confessare al figliastro la propria passione, passione che lei per prima considera criminale. Alla reazione di orrore di lui afferra la sua spada e cerca di uccidersi, ma la nutrice Enone la ferma e la trascina via. Teseo intanto rientra in Atene, e la nutrice gli racconta che Ippolito ha cercato di violentare Fedra, portando la spada come prova. Teseo maledice il figlio che però cerca di discolparsi solo confessando l’amore per Aricia, ma senza accusare la matrigna. Teseo lo scaccia e racconta a Fedra dell’amore di Ippolito per Aricia; lei, che voleva discolparlo confessando al marito la propria menzogna, furibonda di gelosia non gli rivela la verità.
Aricia instilla in Teseo il dubbio sulla colpevolezza di Ippolito, ma nel frattempo la collera di Nettuno ha ucciso il giovane. Fedra si avvelena ma prima di morire confessa al marito la propria colpevolezza scagionando il giovane.Teseo allora rende onore al figlio ed accoglie Aricia come una figlia.

Prologo
In maggio, nella splendida Atene, il giorno delle nozze, io mi schermivo per evitare il sorriso di Teseo. La morte ghignava in un angolo. Ippolito! Impallidivo alla sua vista.

Recitativo
I miei occhi offuscati, accecati, erano immersi nella tenebra; fiamme furiose divoravano la mia debole carne indifesa. Non potevo parlare né respirare. Affrontai la mia carnefice fiammeggiante, Afrodite, assassina di mia madre. Provai a calmare il suo furore con fiori e offerte, le feci costruire un tempio e mi agitai per decorarlo, impiegando mesi e giorni.
Ahimè, la mia affamata bocca aperta, assetata di adorazione, sentì solo l’arsura. Venere consegnò il suo altare al mio nuovo signore.

Presto
(A Ippolito) Mostro! Tu mi hai capita fin troppo bene! Perchè te ne stai qui silenzioso, immobile, inaccessibile! La mia mente vacilla. Cosa devo tenere celato? Fedra sta davanti a te in tutta la sua follia. Io ti amo! Folle, io ti amo, ti adoro! Non credere che la mia mente approvi la mia prima sconfitta, principe, o che io amassi superficialmente la tua giovinezza e nutrissi il mio tradimento con giustificazioni codarde, prima di perdere la ragione. Ahimè, la mia violenza nel resisterti ha reso disumano, odioso il mio volto, io temevo di baciare il marito per il timore di amare suo figlio. Ti indussi a temermi (questo fu facile); il tuo disprezzo cresceva ma non per questo ti amavo di meno. La disgrazia poi ti rese ancora più desiderabile. La moglie di Teseo ama Ippolito! Vedi, principe! Questo mostro ambisce solo al proprio sacrificio e non cerca scampo. Io desidero lo spasimo del colpo finale della tua spada.

Recitativo
(A Enone) O divina collera, quanto avanti sono andata sul mio pericoloso sentiero! Vado incontro a mio marito e al suo fianco c’è Ippolito. Come faccio a nascondere la mia profonda passione adultera per il giovane, che mi ha respinta e conosce la verità! Che egli non abbassi la spada e mi colpisca a morte!
Ammettiamo pure che mi risparmi? E se poi non diciamo niente?
Posso io baciare Teseo con atteggiamento simulato d’amore? La polvere della verità si alza per disingannare mio marito – per infamarmi ed accusarmi!
Enone, voglio morire. La morte mi libererà, oh, non è nulla il non vivere, la morte non è una catastrofe per chi è infelice.

Adagio
(A Teseo) Il mio tempo è ormai breve, Altezza. Fui io a posare su Vostro figlio uno sguardo di desiderio. Il fuoco di Afrodite mi aveva tolto la ragione. Poi le lacrime di Enone hanno turbato la mia mente, ella fece leva sulla mia coscienza finchè le sue preghiere mi costrinsero a dichiarare di avere amato tuo figlio.
Teseo, ti sto davanti per assolvere il tuo nobile figlio. Sire, solo questo mi ha fatto decidere di rialzarmi e gettare il coltello. Ho scelto un modo più lento per terminare la mia vita. Già i gelidi dardi del veleno di Medea si impadroniscono delle mie vene e stringono il mio cuore. Una fredda compostezza mai provata prima mi dà forza per un momento. Me ne sto qui e mi sembra di vedere il mio marito oltraggiato svanire confusamente, nell’ombra dissolutrice della morte. I miei occhi finalmente perdono la loro luce e vedono la purezza ritornare nel giorno che hanno corrotto.

a cura di Cristina Guglielmini