GIANNI SCHICCHI

Musica di Giacomo Puccini
Libretto di Giovacchino Forzano

Personaggi principali

Buoso Donati mimo
Gianni Schicchi, 50 anni baritono
Lauretta, sua figlia, 21 anni soprano
Rinuccio Donati, innamorato di Lauretta tenore
Zita, cugina di Buoso Donati contralto
Gherardo, nipote di Buoso tenore
Nella, sua moglie soprano
Gherardino, loro figlio contralto
Betto di Signa, cognato di Buoso basso
Simone, cugino di Buoso basso
Marco, suo figlio baritono
La Ciesca, moglie di Marco mezzosoprano
Maestro Spinelloccio, medico basso
Ser Amantio di Nicolao, notaio baritono
Pinellino e Guccio, testimoni basso

Prima rappresentazione: New York, 1918
L’azione ha luogo a Firenze, in casa Donati, il giorno 1 settembre 1299.

Buoso Donati è morto e tutti i parenti lo stanno piangendo in modo più o meno sincero, ma sospettano che abbia lasciato tutti i propri averi ai frati. Su consiglio dell’anziano cugino Simone cercano il testamento, finchè il giovane Rinuccio lo trova. Come compenso chiede di poter sposare Lauretta, figlia di Gianni Schicchi. Tutti acconsentono subito, ma adesso la cosa più importante è aprire il testamento, e da lì appare che Buoso ha in effetti lasciato tutto ai frati. Rinuccio pensa soprattutto al matrimonio e manda a chiamare padre e figlia, ma gli altri parenti pensano all’eredità sfumata e Rinuccio propone di chiedere consiglio a Gianni Schicchi, noto per la sua astuzia. Sul principio i parenti son contrari: la loro è una nobile casata, e poi non è il momento di avere in giro degli estranei; però, a pensarci bene, l’uomo ha fama di grande astuzia, e poi in una Firenze moderna si deve smetterla con i pregiudizi di classe. Così quando lo Schicchi arriva vede i parenti desolati, che oltretutto si oppongono al matrimonio di Rinuccio con la figlia di uno spiantato, ma i due giovani si amano. Scoppia un alterco in cui tutti dicono la loro, ma in quel punto Rinuccio chiede aiuto a Schicchi, e anche Lauretta prega il padre, che alla fine accetta. Nessuno sa ancora che Buoso è morto, neppure i servi, così per prima cosa Schicchi fa nascondere il cadavere. All’arrivo del dottore, Schicchi si è infilato nel letto di Buoso e da dietro le cortine, imitandone la voce, prega il medico di ritornare alla sera. L’imitazione ha funzionato ed i parenti sono entusiasti, ma ancora non capiscono, finchè Schicchi non spiega loro il suo piano: dovranno chiamare il notaio, cui detterà un nuovo testamento, camuffato con i panni del defunto. Afferrata l’idea, i parenti hanno già iniziato i litigi per la spartizione e ognuno cerca di mettersi d’accordo con lo Schicchi per farsi assegnare quanto desidera. Così lo mettono nel letto di Buoso, inneggiando a lui come proprio salvatore, e lui promette di servirli a dovere, ricordando però loro che la legge parla chiaro: la punizione per una cosa del genere è il taglio della mano e l’esilio, per i colpevole e per i complici, per cui converrà a tutti tacere sull’argomento. Arriva finalmente il notaio con i testimoni e lo Schicchi inizia la sua recita, chiedendo ai parenti di restare nella camera. Lascia pochissimi spiccioli in beneficienza; lascia il denaro contante ai parenti, qualche podere minore ai parenti che lo desideravano, ma quando arriva al grosso delle sostanze – la mula, la casa, i mulini – lascia tutto al suo devoto amico Gianni Schicchi. I parenti sono esterrefatti e furiosi, ma quando accennano a ribellarsi, lui ironico fa larvate allusioni all’esilio, e costoro si rendono conto che è meglio tacere e subire. Terminato il testamento, licenzia notaio e testimoni, lasciando spazio al livore e alla furia dei parenti che a mo’ di risarcimento cercano di arraffare quanto più possono delle suppellettili. Dopo averli cacciati dalla casa ormai sua, Schicchi conclude, con buona licenza del padre Dante: i due giovani sono felici, ed il pubblico – spera – si è divertito.

a cura di Cristina Guglielmini