SEMELE

Musica di Georg Frederich Haendel
Testo di Newburgh Hamilton

Personaggi principali

Jupiter tenore
Cadmo, re di Tebe basso
Semele, sua figlia soprano
Ino, sorella di Semele mezzosoprano
Athamas, principe di Beozia contralto
Giunone mezzosoprano
Iride soprano
Sonno basso
Apollo tenore

Prima rappresentazione: 1744

Atto primo
Alla presenza di re Cadmo, delle figlie Ino e Semele e di Athamas, promesso sposo di quest’ultima, i sacerdoti fanno sacrifici a Giunone protettrice dei matrimoni, sacrifici che sono ben accetti dalla dea. Il re incoraggia la figlia all’obbedienza e a non frapporre più ritardi al matrimonio con il principe Athamas, ma Semele ha conosciuto l’amore di Giove e non può più essere sedotta dalla passione per un semplice mortale; vorrebbe rifiutare il matrimonio ma teme l’ira del padre e invoca l’amato Giove perchè l’aiuti. Il principe Athamas vede il suo turbamento che pensa causato dall’amore nei propri confronti, ma Ino invece si dispera: è innamorata di lui senza speranza. Vedendola addolorata, gli altri cercano di calmare la sua pena senza però conoscerne la causa, quando il fuoco sull’altare si spegne con un tuono, segno questo di pessimo auspicio. Di nuovo il fuoco viene acceso e Giunone lo accetta, ma di nuovo Giove lo spegne con un tuono. Athamas implora Giunone, Semele implora Giove e l’altare sprofonda mentre i sacerdoti fuggono in preda al terrore. Athamas e Ino restano soli e piangono entrambi, lui la sua sorte e lei il suo amore senza speranza. L’uomo crede che le lacrime della ragazza siano di compassione nei suoi confronti, ma lei gli rivela i propri sentimenti. Entra in scena Cadmo, deplorando l’infelice amore di Athamas: infatti ha visto la figlia Semele, appena uscita dal tempio, afferrata da una potente aquila e portata via in volo. Arrivano adesso i sacerdoti di Giove che riferiscono a Cadmo la volontà del dio: Semele è destinata a godere amore eterno fra le sue braccia.

Atto secondo
In un bosco si incontrano Giunone e Iride, che riferisce alla dea come Semele viva ora in uno splendido palazzo costruito per lei da Vulcano, lontana dal mondo e amata da Giove. Infuriata, Giunone invoca la distruzione della rivale, ma il palazzo è ben difeso e sorvegliato da due draghi. Allora decide di costringere il sonno a chiudere gli occhi ai due guardiani.
Nel palazzo intanto Semele e Giove, che ha sembianze umane, si amano cullati da amorini e zefiri, ma lei non è del tutto felice, conscia della propria inferiorità umana, e Giove si rende conto dell’inconfessata ambizione di lei, l’immortalità. Per consolarla manda due zefiri a prendere l’amata sorella, che verrà portata nel palazzo senza però poter vedere il dio. Così le due sorelle si incontrano felici mentre si ode il coro delle armonie celesti.


Atto terzo
Giunone e Iride arrivano nella grotta del Sonno, che si sveglia solo al nome dell’amata Pasitea; la dea gliela promette se le obbedirà. Dovrà addormentare Giove e mandargli poi tramite Morfeo un sogno in cui Semele, ancora più bella e desiderabile, accenda sempre di più il suo fuoco, in modo che al risveglio, consumato dal desiderio, non le possa rifiutare nulla. Dovrà poi impadronirsi delle sentinelle del monte dove sorge il palazzo, e infine addormentare Ino in modo che Giunone possa poi apparire a Semele nella forma della sorella.
Semele è nelle sue stanze, e da lei arriva Giunone appunto nella forma di Ino, con uno specchio in cui Semele vedrà se stessa trasformata. Si mostra ammiratissima del suo aspetto, e le fa credere che la sua bellezza è aumentata perchè Giove la ha resa come una dea. Per convincerla, le porge lo specchio dove Semele si vede trasformata e crede a quanto le è stato detto. La finta sorella adesso le consiglia di rifiutarsi a Giove finchè lui non le avrà concesso l’enorme beneficio di mostrarsi a lei nello splendore della propria divinità. In questo modo Semele potrà partecipare pienamente all’immortalità ed entrare nell’Olimpo con lui, al posto di Giunone. Semele cade nel tranello e così quando arriva Giove in forma umana si mostra fredda e rifiuta di farsi abbracciare da lui, e gli fa giurare di esaudirla. Egli giura di accontentarla senza conoscere il desiderio, ma quando gli viene rivelato cerca di dissuadere l’amata, perchè sa che potrebbe esserne distrutta. Semele è ferma nella sua convinzione, mentre Giunone sta godendo della riuscita della propria vendetta. Così Semele vede Giove in forma divina discendere in terra su una nube, fra lampi e tuoni, e si rende conto di avere peccato di vanità e di orgoglio, ma è troppo tardi: la sua vita brucia, consumata dal fuoco divino.
Cambio di scena. Ino si sveglia dal suo sonno e si ritrova a casa senza sapere come, ma mentre dormiva Hermes le ha rivelato il destino di Semele e le ha trasmesso l’ordine di Giove di sposare Athamas. Il principe obbedisce con l’assenso di Cadmo, e nell’ultima scena scende dal cielo il dio Apollo a profetizzare felicità per tutti loro e ad annunciare che dalle ceneri di Semele sorgerà una fenice.

a cura di Cristina Guglielmini