TANCREDI

Musica di Gioacchino Rossini
Libretto di Gaetano Rossi, da Voltaire

Personaggi principali

Argirio, re di Siracusa

tenore

Tancredi

contralto

Orbazzano

basso

Amenaide, figlia di Argirio

soprano

Isaura, amica di Amenaide

mezzosoprano

Ruggiero, amico di Tancredi

mezzosoprano

Prima rappresentazione: Venezia, 1813
L'azione di svolge a Siracusa, all'epoca della guerra contro i saraceni.

Atto primo
Nel palazzo di Argirio viene suggellata la pace fra le diverse fazioni in lotta. L'alleanza fra Argirio e Orbazzano renderà i cavalieri più forti per affrontare il saraceni, nemici comuni. Un eroe li guiderà all'impresa e tutti sono pronti alla morte per la patria, difesi da un'antica legge che condanna a morte ed all'infamia chiunque abbia rapporti coi saraceni a danno della patria. La legge ora è estesa anche a chi abbia rappporti con Tancredi, attualmente in esilio ma ancora amato e stimato in patria da alcuni. Orbazzano teme la sua vendetta: Tancredi, figlio di re, è stato scacciato dalla patria in tenera età, e i suoi beni confiscati sono stati dati ad Orbazzano. Inoltre Argirio gli ha promesso anche la mano della figlia Amenaide per suggellare l'alleanza. In realtà Amenaide e Tancredi si sono conosciuti ed innamorati nella lontana Bisanzio dove lui vive e lei proprio da quella città lo ha chiamato con un biglietto, e quando il padre la informa che la costrigerà alle nozze, lei chiede un giorno di rinvio.
Sulla spiaggia vicina al palazzo sbarca adesso Tancredi con il suo seguito; non vuole far sapere il suo nome, ma è felice di rivedere la patria e l'amata. Manda Ruggiero a cercarla, per sapere se i suoi sentimenti sono costanti, e decide di presentarsi a Siracusa offrendo come ignoto cavaliere il suo braccio in difesa della città. Sopraggiungono Amenaide ed il padre e Tancredi, in disparte, assiste al dialogo fra i due: Argirio vuole costringere la figlia al matrimonio con Orbazzano, e inoltre gli è giunta notizia dell'arrivo di Tancredi che crede animato da propositi di vendetta e che per questo ha deciso di condannare a morte. Conclude facendo appello al senso del dovere della figlia, e se ne va, così Amenaide viene raggiunta da Tancredi. Lei è felice di rivederlo ma, sapendo che la morte lo minaccia, lo invita a fuggire, tanto che lui ritiene di non essere più amato.
Ora si prepara la festa di nozze fra Amenaide e Orbazzano, ed tutto il popolo accorre; Tancredi vede l'amata che ritiene lo abbia tradito, sposando il nemico della sua famiglia. Essendo fuggito da Siracusa in età infantile, confida che nessuno lo riconosca ora che è adulto, così quando Argirio arriva per celebrare le nozze gli offre la propria spada. Amenaide, vedendo l'amato, chiede disperata al padre di non costringerla alle nozze e, riaccendendo le speranze di Tancredi, rifiuta Orbazzano. Quest'ultimo, offeso e furente, mostra un biglietto inviato da Amenaide a Solamir, re dei saraceni, in cui invita il destinatario ad entrare in forze nella città e gli si promette in isposa. Tutti sono indignati e considerano la donna traditrice e spergiura: Argirio la rinnega. Tancredi la disprezza, Orbazzano le promette la morte. Solo l'amica Isaura le dichiara la propria fedeltà.

Atto secondo
Orbazzano, furente, vuole eseguire la sentenza di Amenaide, che anche Argirio firmerà dopo avere combattuto fra conflitti dilanianti. In una cella, Amenaide incatenata piange la sua sorte; quando Orbazzano viene a prenderla per condurla dal carnefice, anche Argirio vuole morire con la figlia. Lei si proclama innocente, ma per costume cavalleresco, occorre che un paladino difenda il suo onore combattendo contro chi la accusa. Compare infatti Tancredi che si proclama paladino dell'accusata e sfida Orbazzano l'usurpatore. Quest'ultimo ancora non sa chi sia il cavaliere che lo sfida e che promette di rivelarsi quando lo avrà sconfitto. Argirio è felice della difesa insperata trovata e abbraccia il cavaliere sconosciuto, ma ancora questi non si rivela e vuole solo difendere la donna, che non riesce a odiare.
In una scena successiva Isaura porta conforto alla povera Amenaide amareggiata dalla mancanza di fiducia che l'amato ha in lei. Arriva Argirio e mentre lei implora il favore del cielo sulla sua innocenza e sul suo campione, giunge il clamore della folla: il duello è terminato con la morte di Orbazzano.
Nella piazza di Siracusa il popolo e i nobili sono accorsi per il trionfo del vincitore, ma il cuore di Tancredi soffre e quindi decide di andare con l'amico Ruggiero a morire lontano dalla città. Amenaide lo ferma, ma lui la scaccia, e lei nella foga di parlargli si fa quasi sfuggire il nome di lui; lo invita ad ucciderla se la ritiene colpevole, ma lui la respinge; lei vuole seguirlo a tutti i costi, così i due se ne vanno con propositi di morte. A questo punto Isaura decide di infrangere il giuramento che ha fatto, e rassicura Ruggiero della fedeltà di Amenaide.
Tancredi nel frattempo si aggira disperato fra i boschi circostanti le pendici dell'Etna, dove però stanno bivaccando i guerrieri saraceni pronti ad assalire la città. Vedendo i nemici, decide di far sì che la sua morte sia almeno utile alla patria; ma sopraggiungono anche Argirio ed Amenaide, e gli dimostrano l'innocenza di lei: il foglio con il messaggio di invito era stato sì scritto da Amenaide, ma per inviarlo proprio a lui. Così i due amanti si riconciliano. Arriva però adesso l'esercito di Solamir, annunciato da fanfare militari; tuttavia i saraceni portano un ramo di ulivo perchè Solamir vuole la pace, che offre in cambio della mano di Amenaide e minacciando guerra in caso di rifiuto. Tancredi di nuovo accusa Amenaide di infedeltà, ma decide di combattere ugualmente per difendere la patria e cercare così la morte che gli darà pace. Fallite le trattative, i saraceni tornano al campo preparandosi per lo scontro, che è sanguinoso ma termina con la sconfitta dei mori. Vincitori tornano Argirio e Tancredi, ora pentito perchè Solamir, prima di morire per mano sua, gli ha rivelato l'innocenza di lei. La patria è libera, i due amanti sono finalmente riuniti e tutti cantano il trionfo dell'amore.

A cura di Cristina Guglielmini