IPHIGÉNIE EN TAURIDE

Musica di Christoph Willibald Gluck
Libretto di Nicolas-François Guillard, da Guimond de la Touche

Personaggi principali

Iphigénie soprano
Oreste basso
Pilade haute-contre
Thoas basso
Diane soprano
Una donna greca soprano
Due sacerdotesse soprano
Uno scita basso
Un ministro del santuario basso

Prima rappresentazione: Parigi, 1779

Atto primo
Una terribile tempesta terrorizza le sacerdotesse greche; tra loro c’è anche Iphigenie che dopo la tempesta racconta alle compagne il sogno fatto la notte precedente. Si era ritrovata nella casa paterna, ma il palazzo andava a fuoco, il padre senguinava, la madre le appariva come un orrido spettro ed il fratello Oreste scatenava in lei il desiderio di colpirlo. Conclude il racconto invocando la morte, come una grazia di Diana.
Il re degli Sciti Thoas intanto ha consultato l’oracolo che, pena la morte, gli ha imposto di sacrificare tutti gli stranieri che arrivano in Tauride; l’arrivo di due giovani greci (Oreste e Pilade) è per lui il segno che gli dei hanno inviato due vittime sacrificali.

Atto secondo
Sala del tempio: Oreste e Pilade sono incatenati, e Oreste chiede perdono all’amico per averlo portato alla rovina. Pilade viene condotto via ed Oreste sprofonda in un sonno turbato dalle Furie e dallo spettro di Clitennestra. Iphigenie arriva ad interrogarlo; i due fratelli non si riconoscono e lui non le rivela chi sia, però le racconta di provenire da Micene e le descrive la rovina della casa di Agamennone. Lei piange la morte dei genitori, accompagnata dal coro delle sacerdotesse.

Atto terzo
Per far pervenire un messaggio in Grecia, Iphigenie decide di far fuggire uno dei due condannati, e un affetto istintivo la porta a scegliere Oreste che però non vuole vivere senza l’amico e riesce a imporre alla ragazza di far fuggire Pilade al posto suo, minacciando di darsi la morte in caso contrario.

Atto quarto
Viene preparato il sacrificio, ma mentre Oreste sta per essere colpito dalla sacerdotessa dice queste parole: “Così moristi in Aulide, Iphigenie sorella mia!” e i due si riconoscono. Thoas intanto ha scoperto la fuga di Pilade e vorrebbe sfogare la sua rabbia sacrificando i due fratelli, ma Pilade giunge guidando un gruppo di greci contro di lui e lo uccide. Ne nasce una sanguinosa battaglia cui sarà Diana a porre fine: essa interviene annunciando a Oreste il perdono degli dei e invitandolo a tornare a Micene a prendere possesso del trono. Le sofferenze sono finite, e su tutti torna la pace.

a cura di Cristina Guglielmini