| TOSCA
Musica di Giacomo Puccini
Libretto di V. Sardou, L. Illica, G. Giacosa
Personaggi
principali
| Floria
Tosca, famosa cantante |
soprano |
| Mario
Cavaradossi, pittore |
tenore |
| Il
barone Vitellio Scarpia, capo della polizia |
baritono |
| Cesare
Angelotti, prigioniero politico evaso |
basso |
| Il
sagrestano |
basso |
| Spoletta, un agente di polizia |
tenore |
| Sciarrone, altro agente |
basso |
| Un
carceriere |
basso |
| Un
pastore |
voce
bianca |
Prima rappresentazione:
1900, Roma
L’azione
si svolge a Roma, nel giugno dell’anno 1800
Atto primo
Angelotti, prigioniero politico appena evaso da Castel Sant’Angelo,
si rifugia nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, dove la sorella
ha nascosto per lui la chiave della cappella Attavanti, entro la quale
si rifugia e scompare. Arriva il sacrestano, portando in un paniere
il pranzo per il pittore che sta dipingendo una Maria Maddalena dai
lunghi capelli biondi e dagli occhi azzurri; nel vederla, il cappellano
stupisce, riconoscendo in lei una sconosciuta che da qualche tempo viene
a pregare. Proprio per questo il pittore la aveva notata e ritratta,
apprezzando in lei il contrasto con la sua innamorata, Floria Tosca,
dagli occhi e dai capelli bruni. Il sagrestano si scandalizza, ma non
abbastanza da non portarsi via il paniere; Cavaradossi non ha fame,
così lui ne approfitta per riporlo in disparte, prima di andarsene.
Mentre il pittore, rimasto solo, continua a dipingere, Angelotti esce
dalla cappella credendo vuota la chiesa, ma il cigolio della serratura
mette in allarme il Cavaradossi che sulle prime non riconosce l’uomo,
poi lo identifica come il console della repubblica romana, ormai sconfitta.
Mentre il pittore offre il suo aiuto al fuggiasco, arriva la cantante
Tosca a cercare il fidanzato, e Angelotti, debolissimo, si rifugia nella
cappella portando con sé il paniere delle provviste. La donna è gelosissima
e subissa il Cavaradossi di domande, ma lui la tranquillizza affettuosamente.
Lei si dimostra disponibile per un rendez-vous dopo lo spettacolo, a
casa di lui, e lui accetta in modo distratto mandandola poi via con
la scusa di dover lavorare. Andandosene però lei vede il quadro, e riconoscendo
l’Attavanti nella Maddalena è rosa dalla gelosia; lui con dolci parole
le giura il proprio amore finchè lei, rabbonita, se ne va. Ricompare
in scena Angelotti, che vorrebbe fuggire o nascondersi, travestito con
gli abiti femminili nascosti dalla sorella (l’Attavanti). Il suo persecutore
è il perfido e odioso Scarpia; pittore e fuggiasco cercheranno di uscire
da un orto in comunicazione con la cappella. Mentre parlano un colpo
di cannone dà l’allarme: la fuga è stata scoperta, e i due escono pronti
a tutto.
Nella chiesa entra il sagrestano con un gruppo di chierici: Napoleone
è stato sconfitto ed annientato, e tutti festeggeranno la vittoria con
una fiaccolata. Scarpia li raggiunge, a caccia del fuggitivo, vede la
cappella aperta e vi trova all’interno il ventaglio con lo stemma Attavanti
ed il paniere ormai vuoto, per cui capisce che è stato il fuggiasco
a mangiarsi le provviste. Sopraggiunge Tosca che trova dapprima il sagrestano,
che la incoraggia nei suoi sospetti, e poi Scarpia che con melliflua
ipocrisia le mostra il ventaglio della Attavanti, giocando sulla gelosia
di lei per avere informazioni. Lei furente si ripromette di cogliere
i due sul fatto e Scarpia, da tempo innamorato di Tosca, ordina a Spoletta
di seguirla. Quanto a lui, resta in chiesa per assistere al Te Deum
di ringraziamento.
Atto secondo
A palazzo Farnese Scarpia sta cenando e aspetta che Tosca ignara porti
i suoi segugi dal fuggiasco, ma lo scagnozzo ha mancato la preda, perchè
Tosca lo ha in effetti condotto alla villetta del pittore, ma lì ha
trovato solo Cavaradossi, che ha arrestato. Il barone decide così di
interrogare il pittore, che nega tutto, e all’arrivo di Tosca ne chiede
il silenzio. Quando però lui è sottoposto a tortura, lei cede e rivela
che il prigioniero evaso si trova nel pozzo del giardino. Il pittore
è liberato dalle torture, ma maledice la donna perchè il prezzo della
sua liberazione è il tradimento. Irrompe ora Sciarrone con la notizia
che Napoleone non è battuto, la battaglia di Marengo ha anzi segnato
la sua vittoria; Cavaradossi esulta e sfida Scarpia che lo fa rinchiudere
per mandarlo al patibolo. Tosca, disperata, rimane con Scarpia che la
ricatta: se lei gli si concederà, salverà il suo innamorato ed entrambi
potranno lasciare Roma. Mentre lei inorridita lo supplica di risparmiarla,
vengono interrotti dalla notizia che Angelotti si è ucciso piuttosto
che farsi catturare. L’altro prigioniero però è pronto per la forca,
ed a questo punto Tosca accetta il ricatto: Scarpia le spiega che occorrerà
una finta fucilazione con un plotone che sparerà a salve. Tosca chiede
il salvacondotto, e dopo che lui lo ha compilato, impugna un coltello
che ha scorto sul tavolo e lo colpisce in pieno petto: quando Scarpia
muore, prende il salvacondotto e se ne va.
Atto terzo
Sulla piattaforma di Castel Sant'Angelo la luce incerta dell’alba è
salutata dallo stornello di un giovane pastore; il picchetto accompagna
dal carceriere il condannato, cui resta un’ora di vita. Non chiede il
confessore, ma di far recapitare un biglietto a colei che ama; mentre
scrive, il ricordo dei giorni felici lo commuove. Viene però raggiunto
da Tosca che gli mostra il salvacondotto, raccontandogli di avere ucciso
Scarpia e dell’inganno della fucilazione a salve. Per i due brilla adesso
la speranza, così quando giunge l’ora Cavaradossi sereno segue il plotone
d’esecuzione, senza sapere che Scarpia li ha ingannati entrambi perchè
l’ordine di sparare a salve non è mai stato impartito. Infatti dopo
la fucilazione l’uomo non si rilaza, e Tosca, rendendosi conto che è
morto, per la disperazione si getta dal parapetto di Castel Sant’Angelo,
convocando il suo aguzzino al cospetto di Dio.
A cura di Cristina Guglielmini |