IL TROVATORE

Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Salvatore Cammarano, completato da Leone Emanuele Bardare, da A. G. Gutiérrez

Personaggi principali

Il Conte di Luna, giovane gentiluomo aragonese baritono
Leonora, dama di compagnia della principessa soprano
Ines, sua confidente contraltosoprano
Azucena, una vecchia zingara della Biscaglia mezzosoprano
Manrico, ufficiale dei ribelli e presunto figlio di Azucena tenore
Fernando, capitano delle guardie del Conte di Luna basso
Ruiz, soldato al seguito di Manrico tenore
Un vecchio zingaro basso
Un messo tenore

Prima rappresentazione: Roma, 1853
L’azione è ambientata in Spagna, nel XV secolo

Atto primo
All’inizio viene raccontata la fosca vicenda accaduta quindici anni prima: una zingara era stata trovata vicino al letto del piccolo secondogenito del conte di Luna, ed era stata condannata al rogo perchè creduta animata da cattive intenzioni. La figlia della zingara per vendetta aveva rapito il fanciullo, e nel luogo dove era stata arsa la madre erano stati trovati i resti carbonizzati di un bambino. Il conte di Luna, disperato, prima di morire aveva fatto promettere al primogenito che dopo la sua morte avrebbe continuato le ricerche del fratello, e della zingara che aveva compiuto il misfatto.
Così ora siamo nel palazzo del conte di Luna, ormai adulto e innamorato della bella Leonora. Lei però ama uno sconosciuto cavaliere visto nei tornei prima che scoppiasse la guerra civile; dopo la rivoluzione il cavaliere era sparito, ma nella notte torna in veste di trovatore a cantare canzoni d’amore sotto il suo balcone, e malgrado Ines cerchi di allontanarla da quell’affetto, lei non riesce a dimenticarlo. Il conte si aggira nel giardino e vorrebbe dichiararsi a Leonora, ma il liuto del trovatore scatena la sua gelosia; si avvicina a lei avvolto nel mantello, così lei lo scambia per il trovatore e lo abbraccia. Quando però Manrico appare, si rende conto dello sbaglio, e dichiara il suo amore a quest’ultimo, con gran rabbia del conte che lo sfida a farsi riconscere: Manrico dichiara di essere un seguace di Urgel, il capo dei ribelli, ed il conte sdegnato non lo fa nemmeno arrestare dalle guardie perchè lo vuole uccidere personalmente, furente per la preferenza di Leonora. I due rivali si allontanano per il duello.

Atto secondo
Nel campo degli zingari Azucena racconta a Manrico la storia della madre, bruciata dal conte con l’accusa di aver lanciato un malefizio al bambino di lui. Lei era allora giovane ed aveva un bambino piccolo; aveva raccolto la richiesta di vendetta della madre in punto di morte e rapito il giovane figlioletto del conte. Ma al momento di gettare il piccolo nel rogo che gli aveva preparato, in preda al delirio aveva bruciato il proprio bambino. Ora Manrico sa di non essere il figlio di Azucena, ma quando chiede delle proprie origini ottiene solo risposte prive di logica; del resto Azucena è sempre stata una madre per lui, anche adesso che ha curato le sue ferite. Veniamo così a sapere che durante il duello con il giovane conte Manrico aveva avuto in pugno l’avversario, ma una voce dal cielo lo aveva trattenuto dal vibrare il colpo decisivo e che come ricompensa il conte lo aveva poi ferito in uno scontro; lui si era rifugiato nel campo degli zingari. Sicchè ora, istigato da Azucena, Manrico giura di uccidere il nemico. Arriva in quel momento un messo annunciando che Leonora, cui hanno fatto credere che lui è morto, è sul punto di prendere il velo. Egli decide di accorrere immediatamente, incurante delle ferite non ancora guarite. A Castellor intanto il conte giunge al convento deciso a rapire Leonora, ma l’arrivo di Manrico impedisce il rapimento; egli porta la donna con sé nella città in mano ai ribelli.

Atto terzo
Gli armati del conte di Luna stanno assediando Castellor, e Ferrando, luogotenente del conte, cattura una zingara che si aggirava nei pressi dell’accampamento. Si tratta di Azucena, che afferma di venire dalla Biscaglia in cerca del proprio figlio, ma Ferrando la riconosce per quella che 15 anni prima aveva bruciato il bimbo rapito. Si viene anche a sapere che il figlio della donna è Manrico, e il conte gioisce all’idea di potersi vendicare su di lei; ordina così che le venga preparato il rogo.
Nella città assediata intanto tutti si preparano all’attacco, e Manrico sta per sposare Leonora. Vedendo però il rogo preparato per Azucena, raduna immediatamente un gruppo di compagni per liberarla.

Atto quarto
Manrico, catturato dal conte, è tenuto prigioniero nella torre. Leonora si aggira nei paraggi e sente la voce di lui che le dedica gli ultimi pensieri; decide di salvarlo ad ogni costo e si reca dal conte a chiedergli pietà. Lui è inflessibile, e allora lei gli offre l’unico prezzo per il quale è disposto a cedere: se stessa. Ma mentre il conte impartisce un ordine al custode della torre, lei di nascosto prende il veleno che portava nell’anello. Azucena e Manrico sono rinchiusi, quando arriva Leonora ad annunciare all’uomo la salvezza; ma lei rifiuta di seguirlo nella fuga e così lui, che ora ha capito quale è il prezzo della liberazione, maledice la donna. Lei a questo punto gli confessa di essere in punto di morte per avere bevuto il veleno, così quando il conte arriva la trova morente e allora dà l’ordine di portare il prigioniero al ceppo. Mentre Manrico si avvia al patibolo Azucena si riprende e cerca di fermare l’esecuzione rivelando al conte che si tratta di suo fratello, ma è ormai troppo tardi: la madre di Azucena è vendicata, e i conte passerà il resto della vita in preda a rimorsi atroci.

a cura di Cristina Guglielmini