LES TROYENS

Musica di Hector Berlioz, su libretto proprio, da Virgilio

Personaggi principali

La presa di Troia  
Cassandra, profetessa troiana soprano
Corebo, suo innamorato baritono
Enea, eroe troiano tenore
Ascanio suo figlio soprano
Priamo, re di Troia basso
Ecuba, sua sposa mezzosoprano
Polissena, figlia di Priamo soprano
Panteo, sacerdote troiano basso
L’ombra di Ettore, eroe troiano basso
Un soldato troiano baritono
Un capo greco basso
Helenus, figlio di Priamo tenore
Andromaca, vedova di Ettore mimo
Astianatte, figlio di Ettore mimo
I troiani a Cartagine  
Didone, regina di Tiro contralto
Anna, sua sorella contralto
Narbal, ministro di Didone basso
Enea, eroe troiano tenore
Ascanio suo figlio soprano
Panteo, sacerdote troiano basso
Iopas, poeta tenore
Hylas, giovane marinaio tenore
Due sentinelle baritono, basso
Mercurio basso
Spettro di Cassandra soprano
Spettro di Ettore basso
Spettro di Corebo baritono
Spettro di Priamo basso

Prima rappresentazione: Karlsruhe, 1890

Atto primo
Dopo 10 anni di sofferenze, i troiani festeggiano l’inaspettata partenza dei nemici; arrivano ad abbattere le mura della città per portarvi all’interno l’enorme cavallo di legno che credono sia un’offerta lasciata per Minerva. Solo Cassandra non crede affatto alla buona ventura: ha visto l’ombra di Ettore aggirarsi inquieta e prevede grandi sciagure per tutti. Ma questo è il suo destino, che nessuno l’ascolti, e anche Corebo, suo promesso sposo, malgrado l’amore che le porta la ritiene folle. L’uomo non ascolta le suppliche di lei che gli chiede di partire, e lei vede la morte che li sovrasta.
Il popolo ignaro intanto ringrazia gli dei anche se le dolenti figure di Andromaca e del figlio portano una nota di tristezza nei festeggiamenti, e Cassandra profetizza dolori ancora più grandi. Gli déi vogliono la distruzione della città: il diffidente Laocoonte, che aveva scagliato una lancia contro il cavallo, è stato divorato con i figli da due enormi serpenti emersi dal mare. Il fatto viene interpretato come manifestazione della collera degli dei contro il sacrilegio, e tutto il popolo si affretta a portare il cavallo in città senza neppure dar peso al rumore di armi che ne proviene.

Atto secondo
Mentre Enea dorme gli appare l’ombra di Ettore che lo incita a fuggire: la città è in fiamme, preda del nemico, e sarà lui, Enea, a dover portare fino in Italia la discendenza di Troia e a fondare un impero che dominerà il mondo. Nella cittadella intanto si organizza una disperata resistenza; le donne si sono rifugiate nel tempio di Cibele, guidate da Cassandra. Essa annuncia che Enea si salverà e andrà incontro ad un grande destino, ma tutti gli altri sono morti e anche loro devono scegliere se morire o accettare la schiavitù. Tutte scelgono di morire pure e libere, e all’arrivo di Greci si uccidono davanti a loro mentre Enea fugge sul mare portando con sé il tesoro di Troia.

Atto terzo
Siamo a Cartagine, dove si festeggia la regina Didone, saggia e amata dai sudditi. Solo 7 anni sono passati dal suo arrivo in quei lidi con il popolo, fuggendo dagli uccisori del marito Sicheo, eppure ormai la città si erge florida e orgogliosa. Ora però è minacciata da Iarbas, ma tutti son pronti alla difesa.
Dopo la festa, Didone confida alla sorella i propri sentimenti: il suo spirito è oppresso e pensa che non potrà più amare.
Ora arriva dal mare un gruppo di stranieri che chiede rifugio per qualche giorno; la regina li accoglie benignamente, perchè anche a Cartagine sono conosciute le gesta dei Troiani. Il selvaggio Iarbas intanto invade le terre di Cartagine, ma i Cartaginesi con l’alleanza dei Troiani affrontano il nemico mentre Enea lascia il giovane figlio Ascanio alle cure di Didone.

Atto quarto
Durante la caccia reale, Enea e Didone sorpresi dalla tempesta si rifugiano in una grotta dove si rivelano il reciproco amore.
Dopo la sconfitta di Iarbas, Enea viene festeggiato e il legame fra lui e la regina viene celebrato con grandi feste, canti e balli. Dopo la festa i due si abbandonano alla passione, ma vengono colti dall’avvertimento di Mercurio: il destino dei Troiani è l’Italia.

Atto quinto
I Troiani sono ormai pronti a lasciare Cartagine, gli déi hanno deciso che il loro destino è altrove. Enea deve affrontare l’ira di Didone, ma non riesce a placarla; decide di avere un ultimo colloquio con lei, ma dall’oltretomba gli arriva il richiamo di tutti i morti di Troia: Priamo, Cassandra, Corebo, Ettore e tutti gli altri. La partenza non ammette indugi, il vento è favorevole e bisogna salpare prima di giorno. Anche se Enea sta fuggendo come un ladro, Didone lo raggiunge e gli manifesta tutto il proprio dolore ed il proprio sdegno, maledicendolo insiene ai suoi déi.
Dopo la partenza, Didone sconsolata vede la flotta troiana al largo e decide di morire: almeno, guardando le fiamme del suo rogo, l’infame dovrà compiangere il destino della regina.
La pira è pronta ed il popolo prega gli déi degli inferi, sperando che Enea in Italia trovi la morte. La regina giunge a compiere il sacrificio: salita sulla pira, si trafigge il petto e mentre il popolo fugge inorridito Didone morente ha la premonizione della fine di Cartagine per mano di Roma.
La scena viene invasa dal coro: è il popolo romano che annuncia i futuri trionfi di Roma su tutte le genti.

a cura di Cristina Guglielmini