| IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA
Musica di Claudio Monteverdi
Libretto di Giacomo Badoaro
Personaggi
principali
| L’umana Fragilità |
soprano |
| Il Tempo |
basso |
| La Fortuna |
soprano |
| Amore |
soprano |
| Ulisse, re di Itaca |
tenore |
| Penelope, regina di Itaca |
soprano |
| Telemaco, loro figlio |
tenore |
| Eumete, pastore |
tenore |
| Ericlea, nutrice di Ulisse |
contralto |
| Pisandro, pretendente di Penelope |
tenore |
| Anfinomo, pretendente di Penelope |
contralto |
| Antinoo, pretendente di Penelope |
basso |
| Iro,
ghiottone obeso e stupido |
controtenore |
| Melanto, ancella di Penelope |
soprano |
| Eurimaco, amante di Melanto |
tenore |
| Minerva, dea della saggezza |
soprano |
| Nettuno, dio del mare |
basso |
| Giove,
dio supremo dell’Olimpo |
tenore |
| Giunone, dea del matrimonio |
soprano |
Prima rappresentazione:
Venezia, 1640
L’azione ha luogo in Itaca, 10 anni dopo il termine della guerra di
Troia.
Prologo
L’umana Fragilità si lamenta dell’inimicizia di Tempo, Fortuna
e Amore, che hanno deciso di rendere l’uomo misero e fragile
Atto primo
Nella reggia, Penelope, insieme ad Ericlea, piange
la propria sorte: il marito, per punire gli adultéri di altri, abbandona
da sola la propria casta sposa fra i rivali. Mentre la nutrice compiange
la propria regina, questa continua a implorare il ritorno di Ulisse.
In un’altra stanza del palazzo, l’ancella Melanto amoreggia con Eurimaco,
ma i due amanti sono preoccupati dall’austerità di Penelope, che punirebbe
i loro amori se li scoprisse; così Eurimaco incoraggia la donna a stimolare
nella regina la fiamma dell’amore per qualcuno dei rivali di Ulisse.
Sul mare, Nereidi e Sirene cullano il sonno dell’addormentato; al suono
di una Sinfonia, i Feaci sbarcano dalla loro nave Ulisse dormiente con
i suoi bagagli, e lo pongono vicino all’antro delle Naiadi. Nettuno
sorge dal mare rimproverando a Giove che il suo fulmine troppi perdona
dei peccati degli uomini: i Feaci, contro il suo volere, hanno riportato
in patria Ulisse, l’uomo che lui odia per le offese subite. Giove allora
gli concede di vendicarsi e la nave con gli ignari Feaci viene trasformata
in uno scoglio.
Ulisse si risveglia, e pensa di essere stato abbandonato su una riva
deserta, quando gli appare Minerva nelle sembianze di un pastorello,
a dirgli che è arrivato a Itaca. Egli racconta al ragazzo di essere
un greco proveniente da Creta; i Feaci avevano promesso di portarlo
in Elide, ma il vento li aveva spinti lì, sicchè mentre lui dormiva
lo avevano abbandonato su quelle spiagge. Minerva a questo punto si
rivela, e gli dà alcuni consigli: deve restare sconosciuto, perchè i
Proci rivali insidiano la castità di sua moglie. Dopo avere incenerito
Troia, la dea oltraggiata termina la sua vendetta riconducendo in patria
l’eroe a riprendere il suo posto, mentre le ricchezze che i Feaci gli
avevano dato verranno custodite dalle Naiadi. Lavandosi alla vicina
sorgente, Ulisse incanutisce e così camuffato dovrà andare alla fonte
Aretusa, dove il fido pastore Eumete custodisce le greggi, ad attendere
lì la dea fino al ritorno da Sparta di Telemaco
Atto secondo
Nella reggia, Melanto parla alla padrona dell’amore e le consiglia di
non rinunciare alla felicità che esso offre, ma Penelope rimane ferma
nella propria costanza.
In un bosco, il saggio pastore Eumete loda la propria vita povera ed
oscura, perchè ricchezza e onori sono cause di grande male, mentre il
grasso Iro, che nella vita apprezza solo i piaceri della gola, lo deride.
Mentre il pastore ripensa al padrone, temendo che sia morto nella guerra,
Ulisse incanutito e irriconoscibile gli si avvicina e gli chiede pietà
e ricovero, ricevendo accoglienza gentile ed affettuosa, e allora profetizza
il ritorno dello scomparso re. Minerva frattanto porta in quel luogo
Telemaco sul proprio carro divino, ed il giovane, dopo avere incontrato
il canuto mendicante, manda Eumete alla reggia per avvertire la regina
del proprio ritorno. In quel momento un raggio di fuoco apre la terra
e fa sprofondare il mendicante, con grande sgomento di Telemaco che
interpreta il fatto come un segno della morte del padre; Ulisse però
risorge nella propria forma e si rivela al figlio che dapprima è diffidente
ma poi si inginocchia davanti a lui. Ora i due sono pronti a riprendere
il posto che loro compete
Atto terzo
Nella reggia, Melanto informa Eurimaco
della saldezza dei propositi di castità della regina, mentre per loro
due esiste solo il diletto d’amore. In un’altra sala i Proci corteggiano
Penelope ma lei continua a rifiutare le loro profferte, così i pretendenti
cercano di rallegrarla con le danze. Giunge ora Eumete, annunciando
che Telemaco è arrivato, che Ulisse è vivo e che manca poco al suo ritorno.
Udendo questo, Antinoo comincia a temere la vendetta del padrone di
casa offeso, e con lui anche tutti gli altri Proci, che per questo decidono
di uccidere Telemaco. In quel momento sopra le loro teste vola un’aquila,
ed Eurimaco interpreta questo come un presagio funesto per i Proci che,
spaventati, abbandonano l’idea dell’assassinio e progettano invece di
comperare il cuore di Penelope con ricchi doni.
La scena si sposta ora nel bosco dove Ulisse si prepara alla grande
impresa con coraggio ma senza abbandonare prudenza e saggezza, mentre
Minerva lo rassicura sull’esito. Sopraggiunge Eumete che gli racconta
come i rivali abbiano tremato al solo udire il nome di Ulisse; ora si
preparano per andare a palazzo
Atto quarto
Nella reggia, Telemaco
racconta alla madre del suo viaggio a Sparta e della bellezza di Elena,
ma Penelope disprezza una beltà che si è dimostrata così funesta. Il
figlio allora le racconta che proprio Elena, maestra nelle scienze divinatorie,
gli aveva predetto dal volo di un uccello che Ulisse era vicino e che
presto sarebbe arrivato ad uccidere i Proci, ridando così alla madre
qualche speranza.
Ora vediamo Antinoo rimproverare Eumete perchè ha condotto nella reggia
un mendicante; il pastore gli risponde invitandolo a comportarsi in
modo nobile e civile, ma viene insultato col suo povero compagno da
Iro. Il mendicante comincia a reagire minacciandolo; nella lotta fra
il vecchio ed il grassone quest’ultimo ha la peggio, mentre Penelope
benevola invita lo sconosciuto a restare a corte con tutti gli onori.
Ora i Proci, uno alla volta, offrono alla regina grandi ricchezze: prima
Pisandro, poi Anfinomo, poi Antinoo, ma l’astuta Penelope, ispirata
da Minerva, pur ringraziando per i doni, li rifiuta e promette la propria
mano a colui che saprà tendere l’arco di Ulisse. I tre rivali dapprima
esultano, ma nessuno di loro riesce a superare la prova. Anche lo sconosciuto
chiede di essere ammesso alla prova, pur rinunziando fin da subito al
premio, e la regina glielo concede. Questi allora impugna l’arco e lo
tende, mentre si ode un tuono e Ulisse comincia la propria vendetta
Atto quinto
Iro si lamenta, disperato
per avere perso i protettori: la fame lo incalza e piuttosto che vedere
vittoriosa la propria nemica, che lui tante volte aveva distrutto, preferisce
porre fine ai suoi giorni.
Nella seconda scena, andata distrutta, erano descritte le ombre dei
Proci.
Nella scena successiva Penelope, che non ha ancora riconosciuto il consorte,
piange le nuove sciagure, ma arriva Eumete ad annunciarle che il valoroso
che ha teso l’arco era Ulisse. Lei, che lo ha visto nelle sembianze
di un vecchio canuto, non gli crede mentre interviene anche Telemaco
a spiegarle che l’aspetto del re era stato mutato da Minerva. Ma la
saggia regina diffida ancora di più, perchè sa quanto gli déi siano
capricciosi.
La scena si sposta sulla riva del mare, dove Minerva e Giunone esultano
del conseguimento della propria vendetta: Troia è distrutta, ed ora
Ulisse, le cui disgrazie derivano proprio da questo, deve finalmente
vedere la fine delle proprie sofferenze. Così Giunone implora Giove
di placare l’ira di Nettuno e il dio, cedendo alle preghiere della consorte,
convince il dio del mare a concedere che Ulisse possa vivere felice.
A Minerva viene lasciato il compito di sedare i tumulti derivanti dalla
strage dei Proci.
Nella reggia, Ericlea è combattuta fra l’ordine di tacere ed il desiderio
di rivelare alla padrona una notizia che le darebbe grande consolazione.
L’incredula Penelope si ostina, e anche quando Ulisse le appare nel
suo consueto aspetto, continua a diffidare finchè Ericlea, compreso
che è giunto il momento di parlare, non decide di rivelare che quell’uomo
porta su di sé la cicatrice di una ferita che un cinghiale aveva inferto
ad Ulisse tanti anni prima. La regina vorrebbe credere, ma non si fida
neppure di Ericlea: solo Ulisse può entrare nel suo letto! Lui allora
le risponde che lo sa bene, e per questo le descrive il drappo che lo
ricopre, perchè solo Ulisse può averlo visto. Questo finalmente convince
Penelope, che esulta: i due coniugi si abbracciano dopo così lunghe
sofferenze, finalmente riuniti.
a cura di Cristina Guglielmini
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