| DEATH IN VENICE
Musica di Benjamin Britten
Libretto di Myfawny Piper, da Thomas Mann
Personaggi
principali
| Gustav von Aschenbach |
tenore |
| Il viaggiatore |
basso |
| Il bellimbusto attempato |
basso |
| Il vecchio gondoliere |
basso |
| Il direttore dell’Hotel |
basso |
| Il barbiere |
basso |
| Il capo dei suonatori ambulanti |
basso |
| La voce di Dioniso |
basso |
| La voce di Apollo |
contralto |
| La giornalaia |
soprano |
| Il portiere dell’Hotel |
tenore |
| Il commesso |
basso |
Prima rappresentazione:
Aldeburgh 1973
L’azione si svolge a Venezia, all’inizio del XX secolo
Atto primo
Aschenbach è un famoso scrittore tedesco la cui vena creativa si va
esaurendo, vedovo e con una figlia ormai sposata. Vicino al cimitero
di Monaco incontra un misterioso personaggio che lo spinge a partire
per il sud, e mentre è sul battello per Venezia incontra la seconda
personificazione del destino, un vecchio mascherato da giovane, che
incarna tutto ciò che lui ha sempre detestato. Giunto a Venezia scende
all’Hotel del Lido, trasportato da un misterioso gondoliere, e lì vede
il bel Tadzio, un adolescente polacco accompagnato dalla famiglia dove
spicca una bella dama adornata di perle. Guardando il ragazzo giocare
sulla spiaggia viene colto da ammirazione. In città, una guida gli propone
di mostrargli posti nuovi; gli vengono offerti fiori e oggetti di vetro
ma lui è infastidito dalla folla, dallo scirocco e dal fetore dei canali.
Decide così di partire, la laguna gli sembra sterile e nauseabonda.
Malgrado il rammarico del direttore dell’Hotel prende finalmente la
gondola, ma nel suo cuore c’è il rimpianto per il bel Tadzio. Giunto
in stazione, scopre che i suoi bagagli sono stati portati al treno sbagliato,
così perde il proprio treno ed è costretto a ritornare indietro. Seccato
di dover partire, è allo stesso tempo furioso e grato per il contrattempo
che lo trattiene. Ritornato in albergo, pare che il soggiorno sarà più
gradevole, dato che lo scirocco è caduto; inoltre, vedendo Tadzio, comprende
che era per lui che gli pesava partire, e accetta quanto gli sta accadendo.
Sotto il cielo estivo i ragazzi cantano e giocano sulla spiaggia, e
lui guardandoli si abbandona a fantasie da Eliseo: Tadzio è diventato
Febo, dio fanciullo. La frenesia d’amore che la bellezza del ragazzo
suscita in lui, supera la ragione, e fa sentire anche lui come un dio.
La bellezza del ragazzo lo ispirerà, pensa di poter finalmente scrivere
il libro che il mondo attende. Vorrebbe accostarsi al ragazzo per parlargli
e conoscerlo, ma è troppo tardi perchè Tadzio se ne è già andato dopo
avergli mandato un fugace sorriso; è quanto basta perchè l’uomo capisca
di esserne innamorato.
Atto secondo
Dal barbiere sente incauti discorsi riguardo a un malessere, una malattia
che spinge la gente ad andarsene da Venezia; si tratta di voci che ufficialmente
vengono smentite, ma in realtà la città è troppo calma, oppressa dallo
scirocco, e tappezzata di strani avvisi e di ordinanze municipali “per
la salute della popolazione”. Gli viene spiegato che si tratta solo
di precauzioni, ma sul giornale tedesco si dice chiaramente che in Venezia
c’è la peste e si consiglia ai cittadini tedeschi di rimpatriare immediatamente.
Lui vuole invece restare, e vuole anche che né al ragazzo né alla sua
famiglia arrivi questa voce. Mentre la città si va spopolando, lui si
rende conto di avere preso una strada diversa da quella delle tradizioni
in cui è cresciuto. In albergo assiste ad uno spettacolo di musicisti
ambulanti, ma né lui né Tadzio partecipano al divertimento. Nell’agenzia
di viaggi un commesso indaffaratissimo è assediato da persone che vogliono
partire, e alla domanda di Aschenbach risponde, con una certa reticenza,
che il colera si è propagato dal Gange arrivando dal mare nei porti
del sud del Mediterraneo, e da lì anche a Venezia dove sono stati trovati
molti morti con i segni della peste, malgrado le autorità mettano tutto
a tacere. Conclude consigliando la partenza: la quarantena non è lontana.
Così Aschenbach decide di avvertire la dama con le perle, rivelandole
la verità e consigliandole la partenza, ma quando giunge in albergo
non ha il coraggio di parlarle e perde così l’opportunità di recuperare
la propria ragione, decidendo di tacere ed abbandonadosi a fantasie
assurde. Nel sonno è preda del conflitto fra il richiamo della ragione
e quello della seduzione, impersonati dalle voci di Apollo e di Dioniso,
finchè il sogno termina con la fuga della ragione che lo abbandona,
ed ha luogo il sacrificio dionisiaco. Tornato sulla spiaggia ad osservare
i giochi del ragazzo, è ormai perfettamente consapevole del proprio
desiderio e decide di modificare il suo aspetto, ridando ai capelli
grigi il nero ormai perduto, e con il viso imbellettato va in giro per
la città in preda ad una strana euforia. Compra delle fragole da un’ambulante,
ma quando le morde si accorge che sono marce: caos e malattia dappertutto.
Disciplina e saggezza sono illusioni; la bellezza conduce alla saggezza
attraverso i sensi; dai sensi alla passione, dalla passione all’abisso.
L’aria è innaturalmente calda e tutti abbandonano l’Hotel: è il periodo
delle partenze, si dice, e anche la signora con le perle se ne andrà
nel pomeriggio. Aschenbach è di nuovo seduto sulla spiaggia e guarda
i giochi fra i ragazzi, e il nome di Tadzio suona come un addio: Adziù!
mentre l’uomo muore in riva al mare, seguendo con lo sguardo l’adolescente
che si immerge camminando con lentezza nelle acque dell’Adriatico.
a
cura di Cristina Guglielmini |