| I
VESPRI SICILIANI
Musica
di Giuseppe Verdi
Libretto di Eugéne Scribe e Charles Duveyrier
Personaggi
principali
| Guy
de Monfort |
baritono |
| Henri,
giovane siciliano |
tenore |
| La
duchessa Helene |
soprano |
| Il
conte di Vaudemont |
basso |
| Il
signore di Bethune |
basso |
| Jean
Procida |
basso |
Prima
rappresentazione: Parigi, 1855
L'azione
ha luogo a Palermo e dintorni, nel 1800.
Atto
primo
In una Palermo appena conquistata, i soldati francesi festeggiano ma fra
la popolazione serpeggia il malcontento. Due soldati, Tebaldo e Roberto,
brindano al loro capitano e vengono raggiunti da due ufficiali, Vaudemont
e Bethune; sono tutti piuttosto brilli e pensano alle conquiste femminili
che faranno. Così quando arriva Helene, cui è stato appena
ucciso dai francesi il fratello Duca Federigo d'Austria, i due ufficiali
le mostrano rispetto e si ritirano davanti a lei ma i due soldati iniziano
a molestarla, e le impongono di cantare per rallegrarli. Helene canta
davanti al popolo radunato nella piazza, e nella sua canzone incoraggia
i marinai a fidare in se stessi ed a combattere contro le tempeste; il
popolo comprende il messaggio e sente rinascere in cuore il desiderio
di vendetta. I soldati francesi sono talmente ubriachi da non capire quello
che accade, ma quando i siciliani con i pugnali sguainati stanno per avventarsi
su di loro, appare Monfort, governatore della Sicilia, e la sua sola presenza
basta a sottomettere la folla. Arriva in quel momento anche Henri, un
giovane siciliano che era stato ingiustamente accusato ma poi prosciolto
dai giudici, equi a dispetto di Monfort. Helene e i suoi amici si rallegrano
vedendolo libero, anche se quando Monfort si fa avanti Henri lo sfida.
Il governatore si mostra clemente verso il vinto, e gli chiede chi siano
i suoi genitori: così apprendiamo che Henri è stato accolto
nella reggia di Federico (il fratello di Helene), per il quale ha una
devozione fiiale, e che la madre è morta da poco. Monfort, ammirato
dalla lealtà e dal coraggio del giovane, gli offre di mettersi
al proprio servizio, ricevendo però uno sdegnoso rifiuto. Mette
poi in guardia il giovane dicendogli di stare lontano dal palazzo di Helene,
perchè ha capito che Henri la ama. Il giovane disprezza anche questo
consiglio ed esce di scena, sotto lo sguardo di Monfort che però
non mostra segno di rabbia.
Atto
secondo
Poco fuori città arriva dal mare un gruppo di congiurati siciliani
guidato da Procida e Manfredo, per riunirsi ad Helene ed Henri e mettere
in atto la rivolta. In cerca di alleati, Procida ha chiesto aiuto a Pietro
d'Aragona, ma questi aiuterà i congiurati solo se la Siciia intera
si ribellerà, e il popolo non è ancora pronto per insorgere
compatto. Tentando un colpo estremo, i congiurati tramano di agire infiammando
il popolo quando si riunirà per il rito solenne dei matrimoni.
Rimasti soli, Helene ed Henri si confidano il reciproco sentimento; lei
non dà peso alle differenze sociali, nutrendo per lui un affetto
che verrà accresciuto se lui vendicherà il fratello per
lei, cosa che lui giura.
Ora siamo
di nuovo a Palermo, dove Henri viene invitato dal governatore al gran
ballo, e, malgrado il suo rifiuto, i soldati francesi lo trascinano via.
Helene, che assiste al fatto, ne informa Procida. Ora inizia la festa
dei matrimoni e le dodici coppie fidanzate danno inizio alle danze; sopraggiungono
anche dei soldati francesi che si mescolamo con i ballerini. I soldati
ammirano le ragazze e Procida per fomentare la rivolta li incoraggia a
farsi avanti con loro; infatti durante la danza ogni soldato rapisce la
propria ballerina, e anche altre ragazze venfono trascinate via. I giovani
siciliani intervengono, ma si ritirano davanti alle armi spianate. I soldati
francesi esultano, ma i siciliani sono furibondi mentre i rapitori si
ritirano con le loro prede. Rimasti soli, i giovani siciliani vengono
trattati con disprezzo dai capi dei congiurati, ed il loro furore si accresce.
Sulla sponda del mare vedono ora passare una barca riccamente addobbata
e affollata di ufficiali francesi e di dame francesi e siciliane, che
stanno andando alla festa a palazzo; Procida decide di andare a palazzo
anche lui, confondendosi fra gli invitati, allo scopo di uccidere il tiranno.
Atto
terzo
Siamo nel palazzo di Monfort; il governatore è preda del rimorso
verso la donna che anni prima aveva rapita e messa incinta; il figlio
nato da quell'unione era stato portato via dalla madre, fuggita dal suo
aguzzino. Tuttavia prima di morire la donna gli aveva mandato un biglietto,
rivelandogli che suo figlo è Henri, e pregandolo di risparmiarlo.
Così quando Henri giunge a palazzo costretto dai soldati, Monfort
dà ordine di trattarlo con onore e rispetto, perchè in cuor
suo spera di conquistarne l'affetto. Ora Henri, ignaro, è di fronte
al padre, stupito del trattamento riguardoso di cui è oggetto.
Il governatore dichiara al figlio il proprio affetto rivelandogli le sue
origini, e questi, inorridito dalla rivelazione, fugge.
Cambia
la scena: ora ha inizio la festa nel palazzo con un balletto, poi la folla
degli invitati si sperpaglia nei giardini e fra questa folla vi sono anche
Helene e Procida, entrambi mascherati. Incontrano Henri e si fanno riconoscere
da lui, spiegandogli che i congiurati sono nel palazzo pronti all'azione,
e si riconosceranno fra loro perchè ciascuno porta un nastro di
seta; ad un segnale convenuto tutti estrarranno le armi, e Monfort verrà
ucciso. Henri, sconvolto, cerca di salvare Monfort invitandolo ad andarsene
dalla festa, e gli mostra il segno di riconoscimento, così, quando
i congiurati circondano il governatore, questi chiama le guardie ed Henri
stesso lo difende dal pugnale di Helene. I congiurati vengono arrestati,
e sono sdegnati contro il traditore, che ora è sconvolto per quanto
ha compiuto, mentre i francesi trionfano.
Atto
quarto
Henri va a cercare i congiurati nella loro prigione; è preda di
rimorsi e di conflitti e vorrebbe giustificarsi con Helene, che ora lo
disprezza. Così le rivela che Monfort è suo padre, ma che,
avendogli salvato la vita, si ritiene libero da vincoli nei suoi confronti.
Lei commossa lo perdona, e accetta con serenità la morte imminente.
Procida però ha ricevuto un messaggio da Pietro d'Aragona che gli
ha inviato aiuti, e lo comunica a Helene; tuttavia vedendo Henri reagisce
contro di lui. Sopraggiunge amche Monfort, pronto a far eseguire la pena
capitale per i congiurati, incurante del furore popolare. Henri gli chiede
la grazia per Helene e Procida, il quale sprofonda nella disperazione
al sentire che Henri è il figlio del suo nemico. Monfort finalmente
si arrende alle insitenze del figlio e concede la grazia, al patto di
essere chiamato padre da lui. Helene non vuole la grazia a quel prezzo,
ma quando il carnefice sta per colpire, Henri invoca il padre, e il governatore,
commosso, oltre alla grazia decide anche che il figlio ed Helene debbano
sposarsi per suggellare la nuova alleanza. I due giovani sono felici,
ma i congiurati fingono di accettare per meglio compiere la loro vendetta.
Le nozze avranno luogo quello stesso giorno, all'ora dei vespri.
Atto
quinto
Nel palazzo di Monfort, Helene si prepara alle nozze con il suo amato,
ma Procida le viene ad annunciare che il suono delle campane che festeggerà
le nozze, sarà anche il segnale per far insorgere tutta Palermo.
La donna è dunque preda di atroci conflitti: tradire gli amici
o perdere lo sposo? Così, cercando di sfuggire a questo destino,
dichiara ad Henri che il sangue del fratello rappresenta fra loro una
barriera insormontabile. Henri è costernato, ma anche Procida,
ed ora entrambi maledicono Helene, seppure per motivi ben diversi. Sopraggiunge
però Monfort che, risoluto, unisce personalmente le mani della
coppia; Procida ne approfitta per dare ordine di suonare le campane e
mentre Helene invita Henri e Monfort a fuggire, accorrono da ogni parte
siciliani armati che si scagliano sui francesi gridando vendetta.
A
cura di Cristina Guglielmini |